Abuso infantile: una perdita di fiducia

La costellazione di disturbi psichici correlati all’abuso infantile è una della più vaste della galassia psichiatrica. Ed è sorprendentemente in costante espansione, al crescere delle forme di abuso, che in epoca digitale vantano varianti e dimensioni sconosciute soltanto alcuni anni fa.

Caratteropatie, disturbi dell’umore, ansia, angoscia, disturbi del sonno. Ma anche disturbi della sfera sessuale, per non dire dell’identità di genere, oppure gravi paranoie, allucinazioni, o fantasie di onnipotenza.

Vorrei però sottolineare che uno dei danni maggiori causati da questa esperienza distruttiva è la perdita della fiducia.

La fiducia negli altri, anzitutto. Perché sovente l’abuso infantile, non lo dirò mai abbastanza forte, è fatto da persone molto vicine al bambino, persone di cui il bambino dovrebbe fidarsi, e da cui si aspetta protezione o aiuto. Ovvero un parente (fratello/sorella, zio/zia, nonni, ecc) oppure un insegnante, (l’istruttore/coach ecc) e così via. Quale fiducia nel prossimo può coltivare un bambino abusato da qualcuno a cui era affidato? Inoltre ricordiamo che molto, troppo sovente, avviene che i bambini cercano di comunicare agli adulti l’accaduto, ma non vengono creduti, oppure il fatto viene minimizzato, e questo mina alla base il concetto stesso di fiducia nel prossimo.

E poi la fiducia in se stessi. Essere esposti per lungo tempo a comportamenti abusanti lascia nel bambino un solco di profonda insicurezza. Sarà stata colpa mia? Ho favorito questa cosa? Potevo dire di no e invece ho taciuto? La vigliacca sopraffazione dell’abusante è subdola oltreché sleale. Perché non soltanto approfitta di chi (in quella situazione) è più debole, ma crea, perpetra, il dubbio: attraverso la rabbia e la vergogna che forzosamente instilla nella vittima.