Alzheimer: come aiutare i caregivers?

Rabbia, impotenza, disperazione, questi alcuni dei vissuti più diffusi tra chi si prende cura di un paziente che soffre di Alzheimer, o di un’altra forma di demenza

Il caregiver del paziente Alzheimer ha davanti a sé una realtà duplice: da una parte vede i propri sforzi svanire come gocce d’acqua nel mare, davanti al peggioramento inarrestabile della malattia, dall’altro sente le proprie energie diminuire sempre più, nel mix di dolore e smarrimento che lo coglie ogni volta che si relaziona il paziente. 

Come aiutare i caregivers dei pazienti Alzheimer

Posto che un aiuto concreto dovrebbe riguardare la presa in carico complessiva del paziente e della famiglia, in termini di banca del tempo o di servizi specifici, (in alcuni contesti questo si fa anche molto bene) per quanto mi riguarda devo limitarmi agli aspetti ‘psi’ dei caregivers. E segnalare che vivere con un paziente di questo tipo è invalidante per l’intero nucleo famigliare. L’entusiasmo si sgretola ogni giorno e lascia posto all’angoscia; L’affetto per il malato fa sorgere un dolore sordo e disperante. 

Per questo sarebbe necessario sostenere psicologicamente i caregivers: in maniera individuale, e ciascuno per il tipo di ruolo che è chiamato a ricoprire nell’equilibrio domestico. Ma i caregivers faticano a lasciarsi andare, faticano a farsi aiutare. 

Vorrei sottolineare con la massima delicatezza possibile che lasciarsi sostenere è fondamentale per il benessere del caregiver, ma anche per quello del paziente. Perché il caregiver sfibrato, alla lunga, cessa di essere utile.