Genitori e insegnanti: quando difendere i figli non aiuta a farli crescere.

E’ diventata usuale la difesa a oltranza degli alunni di fronte agli insegnati. Ma quanto è utile ai ragazzi?

La perdita d’importanza dei titoli di studio nel mercato del lavoro ha condotto alla perdita del potere relativo di maestri e professori nella relazione con i loro allievi. Un tempo, lo sappiamo, questo potere veniva esercitato in maniera autoritaria, ma ciò non garantiva che gli studenti fossero più preparati. Quell’atteggiamento era figlio di una condizione culturale diffusa, e quando infatti a livello sociale si fecero strada altre idee, i ragazzi cominciarono a chiedere altre forme di valutazione, e l’atteggiamento autoritario degli insegnanti iniziò a cambiare.

Oggi molti genitori vivono le comunicazioni degli insegnanti come delle accuse rivolte direttamente a loro. Per tutta risposta essi ribaltano queste accuse agli insegnanti, alimentando così il circolo delle incomprensioni.

In questa dinamica scompare completamente l’alunno. Egli è il testimone passivo di un conflitto che si gioca sopra la sua testa, e che ha come unica conseguenza la sua completa deresponsabilizzazione.

La responsabilità, come ho già detto altre volte, è molto importante nella fase evolutiva. Lo si vede quando i ragazzi prendono con estrema serietà la squadra di calcio, il gruppo di pari, o altri loro interessi o passioni. Sembra quasi che amino sperimentarsi come piccoli responsabili, come individui che hanno una qualche responsabilità verso altri.

Credo che i genitori dovrebbero lasciare la responsabilità della scuola ai loro figli. Supportarli nei momenti di difficoltà, non farli mai sentire soli, ma fare loro capire che le sfide che hanno davanti sono commisurate alle loro capacità. Livelli minimi di risultato, a scuola, possono essere raggiunti un po’ da tutti, anche se con qualche aiuto o qualche sostegno.

La capacità di leadership nasce anche così, con l’assunzione quotidiana di piccole/grandi responsabilità.