Guerra: l’angoscia e gli aiuti. Le nostre reazioni emotive alla tragedia.

Vedo diffondersi almeno due reazioni emotive distinte alle immagini di guerra che inondano i nostri schermi. 

La prima è l’ulteriore aumento dei livelli di ansia e angoscia, che dopo oltre due anni di pandemia erano già alle stelle. Le immagini sono talmente forti da risvegliare in tutti noi i peggiori fantasmi del passato (passato individuale, passato archetipico, e passato storico-sociale). Così c’è chi perde il sonno pensando ai nonni al fronte, chi ricorda l’esercito di Napoleone che entra a Mosca, chi si documenta sulla bomba atomica. Siamo impressionati a tal punto da quello che sta accadendo, che durante la giornata, di tanto in tanto, la nostra mente torna da sola ai fotogrammi più impressionanti che abbiamo visto. E non di rado, durante i commenti, ci scappa un sorriso amaro. Non si tratta di cinismo, ma di stupore. Ci scopriamo pronunciare termini che pensavamo scomparsi, così come ci scopriamo pensare pensieri che credevamo sepolti dalla polvere della storia. Stanno aumentando le preoccupazioni per il futuro, ma anche per il presente, e per la nostra sicurezza.  

La seconda reazione è costituita dagli aiuti. L’ondata di aiuti umanitari ha indotto alcune organizzazioni non governative a chiederne lo stop, perché sono troppi e non si sa come organizzarli. I centri di raccolta del volontariato sono stati letteralmente travolti da tonnellate di materiali di ogni genere. E gli oggetti inviati definiscono bene l’intento di chi aiuta. Materiale medico per aiutare al fronte, abiti per vestire chi scappa, giocattoli per regalare un po’ di serenità ai bambini. Non si tratta ‘solamente’ di umanità, secondo me è ben di più. E’ il tentativo di costruire una strategia di aiuto, il tentativo di trasformare il dolore e la costernazione in un piano. 

Quando siamo travolti dagli eventi abbiamo anzitutto una forte reazione emotiva; in seguito, appena organizziamo i pensieri, cominciamo a elaborare delle strategie. Ecco, gli aiuti umanitari sono la strategia più efficace che la nostra neocorteccia ci suggerisce. 

Diamo ascolto a questa parte della nostra mente, la parte che trasforma le emozioni profonde in piani di azione. La guerra seguirà traiettorie sue proprie, ma noi avremo fatto del nostro meglio.