La morte di un fratello in età scolare: incorporazione e psicosi.

Il lutto per un fratello durante l’infanzia può sfociare in una incorporazione inconscia per negazione. Non è raro trovare questa reazione in pazienti affetti da disturbi psicotici. 

Durante gli anni dello sviluppo i bambini vivono con i fratelli tensioni anche piuttosto forti: non di rado a queste tensioni sono associate fantasie aggressive. Per questo motivo nella malaugurata circostanza di grave malattia o di lutto, alcuni bambini arrivano a incorporare il loro fratello o sorella nell’intenzione inconscia di negarne la morte, e di continuare così a vivere ‘anche per loro’. 

Il termine incorporazione, per quanto apparentemente simile a quelli di introiezione, interiorizzazione, identificazione, si riferisce ad un procedimento in cui la differenziazione tra sé e altro da sé non è ancora ben definita. Potrebbe avvenire, per essere chiari, una sorta di blocco dello sviluppo dell’individuo, e di inizio di uno sviluppo della coppia bambino-fratello (o sorella). 

Facciamo un esempio. Un bambino è coccolato e amato da genitori, nonni, zii, ecc… Ad un certo punto arriva una sorella: giocoforza questa bimba necessiterà di attenzioni, e lui potrebbe sentirsi un po’ lasciato in disparte. Potrebbero esserci, nonostante gli sforzi dei genitori, alcune fantasie di rivalsa nei confronti della nuova arrivata, o dei sentimenti contrastanti. Ora poniamo, per colmo di sventura, che dopo alcuni anni questa sorella si ammali e non superi la malattia. Ecco, il bambino può arrivare a reagire nella maniera in cui abbiamo detto, soprattutto se non ha ancora raggiunto una chiara differenziazione del sé. Il dolore per la perdita di una sorella amatissima, e la colpa, per avere avuto verso di lei delle fantasie aggressive, può portare all’incorporazione, e al conseguente inizio di un nuovo sviluppo, diciamo così, a due.   

Ho incontrato diversi individui con un disturbo psicotico che hanno avuto una storia di questo tipo. La difficoltà di portare a realizzazione le proprie potenzialità, e di restarne soddisfatti, coincide in questi individui con la difficoltà di integrare nelle loro aspirazioni quelle che essi ritengono essere dei loro fratelli defunti. E di conseguenza di vedere negli occhi dei loro genitori una sorta di doppia soddisfazione: per i risultati raggiunti da loro, e per gli obiettivi che, a livello preverbale, il nucleo familiare ritiene sarebbero stati dello sfortunato fratello deceduto.