Ma Sandy non muore

L’inconscio ci parla in tanti modi. Persino con quel pugno allo stomaco, e per alcuni una lacrima, quando leggiamo della morte di Olivia Newton-John.
Gli eroi del cinema, della letteratura, delle serie tv, entrano nella storia di ognuno di noi e diventano esempi, modelli, eroi. Direi di più: diventano l’immagine che diamo ad un’idea.
Così Natasha Rostov non è solo la sfortunata protagonista di Guerra e Pace, ma è la donna che assiste il suo amato, il principe Andrej, fino alla fine. Lo cura, lo venera, e ne popola i sogni per tutta la vita, anche quando lui è in punto di morte. Natasha non è soltanto Natasha, è la donna del romanticismo.
E Atreyu? Atreyu non è soltanto un protagonista de la Storia infinita, l’eroe sicuro di sé e determinato, in cui si identifica l’impacciato Bastiano: è molto di più. Atreyu è il riscatto dalla dannazione del nichilismo, la prova che i sogni possono davvero sconfiggere il nulla.
Furio Zoccano e Magda Ghiglioni sono più di una coppia in crisi. Sono l’emblema della coppia finita, in cui lui continua a non capire lei. Ciascuno di noi, scommetto, avrà pensato di vederli in qualche autogrill, tra le auto in sosta, o davanti alla piazzola.
E così avviene che gli eroi del cinema, della letteratura, delle serie tv, hanno una caratteristica paradossale e straordinaria, come diceva Umberto Eco: sono sempre esistiti pur senza essere mai nati, ed è proprio per questo che non moriranno mai. Ancora oggi, (continuo il pensiero di Eco) c’è chi mette in dubbio l’esistenza dei campi di concentramento, la morte di Elvis Presley, o lo sbarco dell’uomo sulla Luna, e tutti siamo persino pronti ad accettare una discussione in tal senso, sapendo che la libertà degli esseri umani sta anche in questo. Nessuno al mondo, invece, potrà negare che Jessica B. Fletcher abbia scritto ‘Il cadavere ballò a mezzanotte’, che si muova in bicicletta e che viva nella sua casa di Cabot Cove. E dirò di più, nessuno di noi accetterebbe mai una discussione sulla questione.
Gli eroi del cinema, della letteratura, delle serie tv, in altre parole, vivono nella nostra mente, sono parte di noi. Sono l’immagine che noi diamo a quella particolare idea di essere umano, a quella particolare passione (o disprezzo) per la vita, a quella way of life, che, in fin dei conti, è la nostra: è nel nostro inconscio, è ciò che di nostro vediamo in quel personaggio.
Del resto bene lo sanno quei bambini tristi perché non vivono nella mente di nessuno, perché gli adulti sono troppo presi dai loro problemi per occuparsi di loro. Non è esistere il problema, ma esistere per qualcuno. E i personaggi della letteratura, del cinema, ecc… vivono, eccome, nella nostra mente.
E così se ci è arrivato un pugno nello stomaco, o a qualcuno è scesa una lacrima, alla notizia della morte di Olivia Newton-John, è stato il nostro inconscio a parlare. Perché è inutile negarlo: tutti abbiamo avuto sedici anni, e a sedici anni tutti siamo stati, almeno un po’, come Danny Zuko e Sandy Olsson. Olivia Newton-John, come

Angela Lansbury, e gli altri esempi che abbiamo citato, ha dato corpo al più grande miracolo dell’arte: l’immortalità. E’ morta Olivia, d’accordo, ma Sandy non muore. L’idea che abbiamo dell’adolescenza non finisce con Olivia, resterà in eterno grazie a Sandy.
Il nostro inconscio ci parla in tanti modi, anche con l’amore per gli eroi della fantasia. Ascoltiamolo più spesso, può dirci cose che avevamo dimenticato.