Pensare la morte

La morte sbigottisce, lascia senza parole: e infatti gli uomini preferiscono non pensarci, a meno che non siano costretti. Però è un convitato silenzioso: la puoi ignorare, ma mai del tutto cancellare dalla testa. 

Va detto che pensare alla morte è una specie di paradosso: molti dicono che quando lei arriverà noi non ci saremo, perciò tanto vale. Eppure non è così. Ogni volta che qualcuno l’attraversa, restiamo turbati, anche se non lo diciamo. 

E poi c’è chi ci pensa continuamente. Pazienti gravemente sofferenti, che l’hanno cercata più volte senza trovarla; O che danno alla morte del tu, le parlano come fosse un’amica, la vedono nei volti che li circondano (‘Verrà la morte, e avrà tuoi occhi’). 

Affrontare in seduta il tema della morte, l’altrui morte, ma anche la propria, è un’esperienza filosofica, mistica, ma soprattutto psichica. Quali fantasmi scatena questo argomento? Come abbiamo vissuto i primi incontri con essa? Cosa pensiamo a riguardo? Ma soprattutto: cosa temiamo possa sfuggirci di mano, una volta che arriverà? 

Pensare la morte non è roba da filosofi, questo è pacifico: perché capita a tutti di pensarci, prima o poi. Ma è da filosofi, anzi da saggi, farci buone e ampie riflessioni. E magari prendere qualche appunto su quello che abbiamo pensato. 

Sono appunti potrebbero tornare assai utili, prima o poi.