Quali sono le conseguenze della DAD sui giovani studenti?

Centro di formazione primaria, ma ancora prima terreno di incontro e scontro tra coetanei e tra generazioni, la scuola è una galassia di relazioni, tensioni, emozioni, mode, paradigmi, filosofie politiche e soprattutto di sentimenti consonanti, assonanti, dissonanti e contrastanti. Ovvero, tutto e il suo contrario, come avrebbe detto Umberto Eco, che di giovani ne sapeva assai. 

Se penso a quali sono le principali conseguenze della DAD (Didattica A Distanza) sugli studenti, e se mi focalizzo su quelle non specificamente legate all’insegnamento, me ne vengono in mente almeno due. Per essere più chiaro dirò delle conseguenze della DAD parlando di aspetti positivi specifici della didattica in presenza. In essa vedo (almeno) due aspetti relazionali fondamentali per gli allievi di ogni tempo e di ogni livello, che codificano per due gravi conseguenza della DAD, ovvero due deficit: uno è il confronto tra bravi e meno bravi. I musicisti studiano i loro colleghi famosi, ne seguono i concerti, ne divorano le produzioni. Lo fanno perché solo il confronto con chi è più bravo ti stimola e ti aiuta a crescere. Lo stesso, se ci pensiamo, avviene sulla pista da sci, sul campo di tennis, alla guida, ovvero in tutte quelle occasioni in cui ci rapportiamo con persone più brave di noi a fare qualcosa. E ovviamente avviene nella formazione. Parlare con i più bravi, capire come studiano, cosa pensano, oppure sapere che interessi hanno oltre la scuola, è di fondamentale importanza per migliorare. Quando la competizione è sana, non esasperata, e si fonda sulla stima e l’ammirazione, è assolutamente vitale, soprattutto per gli studenti, ovvero in quella fase della vita che definiamo evolutiva. Nella DAD tutto questo non può esserci: ecco allora che sarebbe opportuno che qualcuno ci pensasse, magari anche genitori, non necessariamente degli insegnanti. Trovare il modo di fare questo tipo di confronto evita allo studente di sentirsi troppo al centro del proprio mondo (educativo), ovvero lo aiuta a vedersi come parte di una società, quella scolastica, in cui non c’è solo lui nel rapporto con gli insegnanti, ma ci sono anche gli altri che sono bravi, meno bravi e molto bravi. 

L’altro aspetto relazionale fondamentale nella formazione in presenza è il rapporto/confronto/scontro con i ragazzi poco più grandi e i ragazzi poco più piccoli. L’assenza di questo elemento rappresenta una della conseguenze negative della DAD. 

Si cresce anche osservando. Per imitazione, se volete, e per differenziazione. 

Osservare i più grandi è fattore di crescita fondamentale: guardare come si vestono, come si muovono, come parlano. Questo raffronto implicito, nell’età evolutiva, è importante almeno quanto imparare concetti scolastici. Pensiamo per un attimo alla fermata dell’autobus: quanti sguardi si posano sui ragazzi e le ragazze più grandi? Quale quota di immedesimazione può discendere da quegli sguardi? 

Lo stesso si potrebbe dire per il rapporto che nella scuola in presenza si genera con i più piccoli. Osservare i più piccoli che scherzano tra loro può scatenare emozioni e reazioni anche forti, come ricorderanno i lettori del libro Cuore. 

Ritengo che anche questo aspetto dovrebbe essere tenuto in conto, quando si fa ricorso alla DAD, e intendo ad ogni livello, dalla scuola dell’obbligo alle grandi scuole di formazione post universitaria.

Con questo poche righe non intendo lasciare un’invettiva contro la DAD, sia chiaro. 

A volte è necessaria ed è bene farvi ricorso, essa rappresenta una grande risorsa della nostra epoca. Ma è bene mettere in chiaro anche alcuni aspetti negativi, che la riguardano, e sottolineare come questi possano determinare dei vuoti formativi ed evolutivi per gli studenti, che nel lungo periodo possono essere persino più profondi dei benefici che essa ha garantito.