Rabbia al volante: cumulo di stress e malesseri inespressi.

La rabbia al volante è impersonale. Per questo parla di altro, non di quello che succede in strada.

Solitamente proviamo rabbia (o altre emozioni) in grado diverso in base all’evento che le scatena. Prendiamo la tristezza: se muore il nostro cane, ci rubano l’auto o veniamo lasciati da una persona cara avremo un livello di tristezza più alto che se perde la nostra squadra del cuore, o se alle elezioni vince un altro partito. Lo stesso vale per la rabbia. A eventi diversi, ci saranno diversi gradi di rabbia. In alcuni casi riusciremo a gestirla scuotendo la testa, in altri sbufferemo o ci moriremo le labbra, in altri ancora sarà necessario lanciare qualche complimento al responsabile. 

A ben guardare raramente al volante subiamo torti che meriterebbero tanta furia.

Lo scoppio di ira incontrollato, quindi, implica qualcosa di diverso. Le persone che danno in escandescenze al volante, o hanno repentini sbalzi d’umore e reazioni violente, denotano carichi di stress non digerito, o malesseri profondi non adeguatamente espressi.

Esprimere un malessere significa due cose: farlo nei confronti della persona giusta, cioè di chi è effettivamente responsabile di quel malessere, farlo nei termini corretti, cioè in modo che quella persona possa capire e modificare il suo atteggiamento. 

E’ qui che si apre un altro discorso. Ovvero quello della fiducia verso le persone importanti della nostra vita, del grado di sensibilità che hanno verso ciò che ci riguarda, e soprattutto della capacità di comunicare (anche strategica) che abbiamo sviluppato. 

La rabbia al voltante non è compresa tra le capacità di comunicazione con le persone che ci fanno soffrire. Per questo è impersonale, non diretta agli altri automobilisti. 

Ci parla di stress e malesseri profondi, ancora parzialmente inespressi.