Scuola: verso fine anno. Tutti promossi? Molti genitori certamente sì.

Si avvicina il fine anno scolastico, torna il valzer delle pagelle. Per i genitori questo è un momento difficile: molti sentono la valutazione sui figli come una valutazione su di loro, sul loro operato educativo. 

Va detto che non tutti i fallimenti scolastici sono dovuti a pigrizia o ad incapacità. 

Le amicizie e le relazioni sentimentali, per esempio, (o partecipare a eventi sportivi, musicali, ecc) possono spostare il focus dell’attenzione dei ragazzi: bastano poche settimane per accumulare un ritardo e perdere l’intero anno scolastico

Un adulto che attraversa una crisi di coppia, ad esempio, è abbastanza in grado di separare il piano emotivo da quello pratico lavorativo: quando entra nel luogo di lavoro la sua mente sposta l’attenzione dalla crisi sentimentale agli impegni lavorativi, e infatti molti affermano che è proprio il lavoro ad aiutarli. 

Per i giovani non va allo stesso modo. Essi sono ancora in fase di definizione: i successi e gli insuccessi sono aspetti fortemente caratterizzanti vuoi il rapporto con i pari, vuoi la loro identità. Per questo possono avere fasi anche lunghe di apparente disinteresse per la scuola. 

Credo sia utile sottolineare ai genitori che l’insuccesso scolastico appartiene ai figli, non a loro. Così come il successo (o fallimento) sportivo. Ho già detto del rapporto di certi genitori con lo sport dei figli: l’ingerenza, per quanto indotta dalla passione, può diventare fuorviante; Il giovane infatti deve sentire che quello che fa è propriamente suo, non di altri. 

Se è vero nello sport, ancora più deve esserlo nella scuola: il ragazzo sia l’artefice e il responsabile dei suoi successi e dei suoi fallimenti. 

Se ne avvantaggerà in futuro.