Smart working: la gestione dei conflitti nei gruppi che ‘non si vedono’.

La gestione dei conflitti nei gruppi di lavoro a distanza è uno dei problemi principali dello smart working

Nel Novecento la psicologia del lavoro ha studiato a lungo le dinamiche dei gruppi, delle équipe di lavoro e dei sistemi complessi nelle realtà industriali. Uno dei conflitti più difficili da sciogliere è sempre stato il ‘conflitto di interessi’. 

Si può definire così la distanza tra gli equilibri che garantiscono stabilità, benessere organizzativo e se vogliamo quieto vivere, e che ogni gruppo tende a sviluppare, dagli equilibri, o disequilibri, che invece la gerarchia aziendale vorrebbe. 

E’ del tutto evidente, difatti, che gli obiettivi dei gruppi possano essere diversi da quelli delle strutture di potere: se questo avviene tale discrepanza può assumere per l’appunto il nome di conflitto di interessi

La psicologia del lavoro del Novecento ha anche messo a punto una lunga serie di interventi più o meno complessi per affrontare questo tipo di problema, dipendentemente dalla gravità e dal livello di posta in gioco per l’imprenditore. 

Tutta questa discussione assume tonalità totalmente differenti nell’epoca dello smart working, in cui i conflitti all’interno dell’équipe di lavoro, e di conseguenza i conflitti di interessi tra il gruppo e la gerarchia sono nascosti nelle chat e non visibili negli spazi fisici condivisi dell’azienda, che potevano essere la macchinetta del caffè, la mensa o la coda per la toilette.  

Ecco quindi che all’imprenditore e alla sua classe dirigente si apre oggi una nuova difficoltà organizzativa: la gestione dei conflitti nei gruppi che non si vedono, perché esistono soltanto nel cyberspazio. 

Per risolvere questo tipo di criticità servirà l’introduzione di nuove figure professionali: ovvero di qualcuno che si occupi unicamente di affrontare i malesseri non comunicati dell’equipe di lavoro, e che li sciolga nell’interesse globale dei membri, e dell’interesse particolare dell’imprenditore.