Smart working: la responsabilità collettiva e la produttività nei gruppi di lavoro a distanza.

Come già segnalato in altri contributi lo smart working porta con sé almeno due ordini di problemi: quello relativo alle difficoltà dei lavoratori, quello che riguarda l’impresa e in vari modi l’imprenditore. 

Tra i problemi dei lavoratori, per esempio, possiamo annoverare la sicurezza sul posto di lavoro legata all’ergonomia, e il burnout. Ciascuno di noi ha a casa propria una poltrona, un divano o un tavolo, ma non tutti abbiamo una work station. Significa che quando si parla di sicurezza sul luogo di lavoro, in epoca di smart working si deve pensare anche alla casa, e quindi a strutturare un punto della casa in funzione di trascorrerci svariate ore. L’ergonomia del posto di lavoro, pertanto, è un problema che non svanisce con il lavoro agile, semplicemente lascia l’azienda per trasferirsi nelle abitazione dei lavoratori. 

Il burnout è un ulteriore aspetto problematico della nuova condizione lavorativa, un elemento che fa parte del benessere complessivo del lavoratore. E’ apparso sempre più chiaro in questi due anni, che quello che doveva essere un vantaggio, o una agevolazione, per molti rischia di diventare un boomerang, una lama a doppio taglio. Perché una cosa è lavorare un giorno ogni tanto da casa, un’altra trasferire l’intera carriera lavorativa dall’azienda alla propria abitazione. Senza avere soluzione di continuità tra le incombenze quotidiane e quelle professionali. 

Ma lo smart working comporta parecchi problemi anche per l’imprenditore e la sua impresa. Ho già accennato altrove alle difficoltà legate al fare squadra o alla gestione dei conflitti di interessi, vorrei qui accennare a due aspetti in qualche modo collegati tra loro: la responsabilità collettiva e la produttività. 

Le dinamiche dei gruppi di lavoro sono da sempre al centro degli studi di questo settore, e da sempre si è notato che un gruppo ha dei funzionamenti specifici che vanno al di là della volontà dei suoi responsabili e che sono persino parzialmente indipendenti dagli obiettivi di quel gruppo. Una prova lampante è rappresentata dai gruppi di sport di squadra professionistici. In questo ambito si vede come la riuscita nel compito di una squadra di calcio, poniamo, o di volley, o di ciclismo, dipenda solo marginalmente dalla bravura tecnica, o per lo meno la competenza tecnica non è la prima cosa in ordine di importanza nella riuscita. Ci sono aspetti culturali o di ‘dna’ della società, aspetti culturali e caratteriali della dirigenza, dello staff tecnico e degli allenatori, aspetti della motivazione del gruppo squadra. Inoltre ci sono le dinamiche relazionali tra tutti questi attori, e infine, soltanto per ultima, la bravura tecnica dei componenti. 

Nei team di lavoro funziona un po’ nello stesso modo, non è detto che le cose vadano sempre bene. E avere un team che lavora a distanza non significa che non ci siano problemi tra membri, solo perché i membri non si vedono. 

La responsabilità collettiva si innesca quando un gruppo di lavoro si muove all’unisono, e ciascuno dei componenti sente come il proprio operato possa incidere profondamente nella riuscita complessiva del compito. Potrei fare due cose, scelgo di fare quella più utile per il compito che il mio gruppo sta inseguendo. Questo tipo di dinamica decolla quando il gruppo è molto affiatato, ed è senza dubbio più difficile da raggiungere se il gruppo lavora a distanza. Direttamente legato a questo ci sono la produttività e la qualità del lavoro svolto. Tanto più sento il mio contributo come importante, quanto più sono motivato a ben figurare, a dare il migliore degli apporti possibili all’azione organizzativa.  

Nei casi in cui, invece, si verifica una diffusione della responsabilità i lavoratori sono meno coinvolti nel progetto, e tendono ad isolarsi, a tirare a campare. Questo isolamento avviene in grado maggiore con lo smart working, proprio perché non si è visti. Ecco pertanto un altro aspetto che deve essere tenuto in debito conto dagli imprenditori se non vogliono vedere deteriorarsi in maniera irreversibile la struttura e la motivazione dei loro gruppi di lavoro.