Società individualista e narcisismo autistico

Iperconnessi, ma sempre più soli. Si ha l’impressione che la tendenza culturale di questa fase storica sia l’isolamento progressivo del soggetto pur nella sua (potenziale) capacità comunicativa con il resto del mondo. Viviamo in una bolla. 

La considerazione viene dal fatto che, (dati Unicef, Ministero della Salute, Organizzazione Mondiale della Sanità) aumentano i casi di suicidio, di femminicidio e le diagnosi di gravi disturbi psichiatrici

La capacità di fare rete dovrebbe aumentare la socialità (i contatti sui social networks vengono spesso chiamati ‘amici’) e di conseguenza le opportunità di condividere, ascoltare, essere ascoltati. Invece le reti acuiscono l’isolamento, non lo riducono. O quantomeno l’uso che di esse ne viene fatto. 

Le ragioni di tale condizione posso essere individuate in due aspetti fondativi della nostra società: l’individualismo e il conseguente narcisismo

La caduta del muro di Berlino ha codificato, per lo meno in occidente, per una progressiva diffusione di condotte, atteggiamenti e idealità fondamentalmente individualistiche. In quasi tutto quello che facciamo emerge e ci colpisce più l’aspetto del singolo che quello della squadra. Prendiamo il cinema, per esempio. Realizzare un film è un fatto di gruppo, a volte anche molto grande, ma di un film tendiamo a ricordare l’attore principale, o, più raramente, il regista. Come se tecnici, costumisti, montatori, musicisti ecc… non esistessero. Lo stesso vale per lo sport, la musica, la politica ecc… . Identifichiamo il risultato con una sola persona, che idealizziamo, ma ignoriamo del tutto che questa faccia parte di un team, di un gruppo di lavoro

Ovunque esiste poco il concetto di gruppo, di comunità o di società, esiste per lo più il concetto di individuo. L’individualismo, pertanto, è il caposaldo della nostra cultura. 

Questo individualismo, però, si è sviluppato in termini narcisistici. Significa che se l’apporto del soggetto non viene riconosciuto adeguatamente egli se la prende a male, si sente quasi vilipeso. Basta osservare cosa succede nel traffico: arrivo io, possibile che non te ne accorga?

Il soggetto entra sempre più in relazione con il resto del mondo partendo da una posizione di superiorità, non di disponibilità. In un lavoro di gruppo non siamo ‘noi’ a fare questo, ma ‘voi’ potete fare questo perché ci sono anche io. Non faccio parte del gruppo di lavoro, sono tangenziale: lo aiuto a fare qualcosa di più di quello che farebbe senza di me. 

Il narcisismo pertanto dilaga nei costrutti sociali e di conseguenza nelle relazioni,  diventando struttura rigida di pensiero autoreferenziale, ai limiti, se me la passate,  dell’autistico. Le esigenze dell’altro esistono sempre meno, esistono anzitutto le mie. Perché io valgo, non a caso uno degli slogan più efficaci del nostro tempo. 

L’aspetto che meglio definisce la deriva narcisistica e autoreferenziale, il vivere nella bolla di cui parlavo prima, è quello dei rapporti a distanza. Il soggetto connesso con tutti, ma in relazione con nessuno, è in grado di intrattenere rapporti di ogni genere, anche intimi quando necessario, senza per questo perdere la propria indipendenza. 

L’individualismo narcisista definisce l’altro come mero strumento. Con la drammatica conseguenza che questo amplifica e struttura la solitudine, l’isolamento, e pertanto l’esigenza appunto narcisistica di essere riconosciuti come insostituibili. Come fa qualcuno a cui impedisco di entrare nella mia bolla a darmi il riconoscimento cui ambisco? 

Individualismo-narcisismo-solitudine diventano così un circolo vizioso da cui è impossibile uscire. Perché la solitudine genera egoismo, l’egoismo individualista genera incapacità di entrare in relazione, ovvero narcisismo autoreferenziale, e questo di conseguenza riattiva il circuito.    

Iperconnessi quindi non vuol dire meno soli. Solo in una relazione autentica e genuina il soggetto può sentire di esistere per l’altro. A patto, ovviamente, di rendersi egli stesso accessibile all’altro, e di scoprirsi, inesorabilmente, vulnerabile.