Mother Queen

Un altro stile materno che può generare ansia nel bambino è quello della Mother Queen. Il bambino percepisce la madre irraggiungibile, come se fosse, appunto, una regina: con lo sguardo sempre fuori dalla sua portata. Questa madre è proiettata verso persone o interessi che non riguardano il bambino, e questo può generare insicurezze. Nella fattispecie ci sono individui che entrano in un vortice di giochi al rialzo: si impegnano nello sport perché la madre mostra interesse per le loro performance sportive, oppure si concentrano sulla scuola, o sulla musica ecc…, perché sentono che il riconoscimento potrebbe arrivare da quell’attività. Poi però avviene che una volta raggiunto l’apice la madre non mostri la soddisfazione sperata, perché nel frattempo si è presentato un altro obiettivo che il bambino non ha ancora raggiunto, e che invece potrebbe perseguire per dare lustro o soddisfazione ai genitori. 

La Mother Queen viene a volte idealizzata dal bambino, che vede la madre come brava, importante, o molto indaffarata, e impara talvolta a ritenere i propri interessi, esigenze, obiettivi come meno importanti rispetto a quelli della madre. 

Le conseguenze di questi atteggiamenti (inconsci, e soprattutto involontari) possono riguardare l’intero spettro delle relazioni interpersonali. Vi sono individui che ricercano sempre la perfezione in ogni ambito e che sono stati esposti da piccoli alle cure di madri mai veramente soddisfatte, oppure vi sono individui che hanno imparato a ritenere che quello che essi fanno sia sempre un po’ meno importante di ciò che fanno le figure significative della loro vita.  

Va precisato per chiarezza un aspetto. Non è detto che quella che viene percepita come una Mother Queen sia necessariamente una madre irraggiungibile e insoddisfatta. Potrebbe darsi che questa sia la percezione che ne abbia il bambino. Ovvero come egli riceve gli atteggiamenti della madre nei suoi confronti.

E questa, come si può capire, è di gran lunga un’altra faccenda. 

Pandemia e aggressività

Paragono questa pandemia ad un grande trauma cumulativo. Se un trauma è un macro evento, un trauma cumulativo è una condizione che si protrae nel tempo. La frustrazione, l’ansia e la depressione legate alle limitazioni non sono più, come nella prima fase, circoscritte ad un periodo unico, per quanto lungo: questa ‘cronicizzazione’ diventa un trauma cumulativo. 

Vediamo l’aumento di episodi di aggressività auto ed etero diretti. L’aspetto inquietante è che ci saltano all’occhio sempre di meno, ci disturbano sempre meno. 

A mio modo di vedere questo avviene perché, proprio come nel trauma cumulativo, lo sentiamo una risposta ‘naturale’ ad una condizione ormai ‘normale’. Alcuni livelli di conflittualità, (nelle famiglie, sui mezzi pubblici, nei luoghi di lavoro) dovrebbero indicare un malessere, segnalare la presenza di un disagio profondo. Invece vengono gestiti senza consapevolezza: esplodendo rabbia, accusando gli assenti, ribaltando i termini del problema, insomma in tutti quei modi in cui le organizzazioni o i gruppi disfunzionali reagiscono di fronte a chi destabilizza la loro ‘disfunzionalità’. 

Affrontare clinicamente un trauma cumulativo può essere complicato. Gli esseri umani, lo sappiamo, hanno una grande capacità di adattamento, ma questo può essere anche pericoloso. Pensiamo alla pornografia online, di cui si nutrono ormai gli adolescenti, e non solo: sta portando molti individui a riformulare la loro intera modalità di relazionarsi agli altri. 

Affrontare clinicamente il trauma cumulativo, dicevo, è complicato. Si tratta, infatti, di sciogliere uno alla volta gli aggiustamenti che vengono fatti per adattarsi ai cambiamenti intercorsi. 

Ma la parte più difficile è stabilire quali di questi cambiamenti siano dovuti alla condizione traumatica. E’ più intuitivo riconoscere gli effetti di un cataclisma, di un’esplosione atomica o di un bombardamento, ma ammettere che il tale o talaltro cambiamento delle nostre abitudini sia dovuto ad una condizione esterna, che peraltro a nostro avviso stiamo affrontando tutto sommato bene, anziché alla nostra volontà, è cosa ben diversa.