Per gli sportivi è consueto avere ‘momenti no’. Per alcuni si concentrano in fasi particolari della stagione agonistica, come le eliminatorie, le finali, le olimpiadi, ecc, oppure si presentano all’interno di una partita o gara, come per esempio il tie -break, i calci di rigore o le fughe solitarie.

Questi atleti soffrono di una particolare forma di ansia o stress di gara che potremmo definire l’‘ansia dell’ultimo giro’. Durante l’ultimo giro infatti la mente dell’atleta è disturbata da stimoli che riducono la concentrazione e minano la self confidence.

La capacità di gestire questi stimoli, di ridurre il disturbo che essi determinano, può discriminare tra una bella vittoria e una disonorevole sconfitta.

Come gestire, pertanto, lo stress di gara? Come ridurre quella particolare ansia di prestazione?

Va detto anzitutto che i percorsi di auto convincimento, per quanto utili in fasi standard della vita di un atleta, non lo sono nei momenti di crisi. Gli atleti sanno già che devono avere grinta e determinazione, che devono impegnarsi a fondo per dare il meglio e che devono avere fiducia nelle loro capacità. Che se lo ripetano da soli non aumenta questa consapevolezza. L’‘ansia dell’ultimo giro’, invece, è una forma di stress di gara che non viene controllata dall’auto convincimento, perché deriva da zone profonde della mente. In questi casi è necessario chiedersi: perché sopraggiunge proprio in quel momento? Qual è la molla che la fa scattare?

Nell’attesa di trovare queste risposte, e di eliminarlo sul nascere, per gestire lo stress di gara consiglio di seguire questa strategia. Bisogna ingannare la mente e concentrarsi su un particolare che non riguardi il risultato, ma esclusivamente il gesto tecnico.

Per esempio, il tennista al tie – break può pensare al vertice del campo, e dire a se stesso: ecco, adesso devo mettere la palla in quel punto. In questo modo la concentrazione si sposta dal risultato del tie – break all’obiettivo di mandare la palla il più vicino possibile al punto definito.

Oppure il motociclista può pensare al cordolo: concentrarsi su una particolare manovra che riguardi il cordolo e dire, poniamo, adesso devo stare all’interno della pista. In questo modo la parte cosciente della mente è costretta a distogliere l’attenzione da ciò che viene da lontano, per mettere a fuoco il proposito stabilito.

Un tempo un giocatore di calcio ebbe l’incarico di calciare un rigore decisivo. Prese la palla e disse ai compagni: ‘Adesso faccio il cucchiaio’. Egli posizionò il pallone sul dischetto, prese la rincorsa e colpì a pallonetto: segnò il rigore, ma soprattutto tenne fede a quanto promesso.

Ammetterete che spostare l’attenzione dal rigore e dalla sua importanza, al cucchiaio e all’impegno preso con i compagni, è un bel modo per incanalare lo stress di gara.

Consiglio a chiunque di provare.