Darwin con lo spinello: la società tossica, dall’evoluzionismo all’Internet addiction.

Attraversiamo una fase di involuzione identitaria che non è solo figlia della crisi economica. C’è anche una mutazione psico-socio-antropologica che pervade la nostra vita: il modo di intendere l’individualismo dell’attuale società. 

Società individualista

Con il rifiuto del comunismo, caduto definitivamente nel 1989, e il conseguente trionfo del capitalismo, abbiamo stabilito che la cifra della nostra società è il primato dell’individuo. La distinzione netta tra ciò che è attinente al singolo, al soggetto, da quello che riguarda la collettività nel suo insieme, si è andato riflettendo sempre di più nei sistemi economici, giuridici, politici, definendo una differenza di valore: ciò che è privato vale più di ciò che è pubblico. 

La pubblicità, ad esempio, fa leva sul senso di percezione individuale: vuole convincere il consumatore che anche lui merita quel determinato prodotto, che non può tollerare di starne senza. Anche il calcolo della ricchezza viene fatto su base individuale (il PIL pro capite, per esempio), e nessuno considererebbe come ricchezza di un popolo la sua filosofia, le bellezze artistiche o la storia. Lo stesso vale nella valutazione che diamo delle dinamiche storiche e geopolitiche. Alcuni popoli sono mossi da sentimenti identitari, da pulsioni ancestrali e hanno obiettivi imperialisti. Noi non li capiamo, gridiamo allo scandalo quando muovono guerre sanguinarie contro altri popoli, perché crediamo che siano guidati da folli. Invece hanno una concezione di sé fondata più sul collettivo che sull’individuale: per questo non li capiamo, perché noi siamo individualisti. 

Narcisismo sano

Alla base di un normale e sereno rapportarsi con gli altri, c’è sempre un certo grado di narcisismo. Possiamo definire questo termine come una quantità di amor proprio sufficiente a salvaguardare l’integrità del sé di fronte agli attacchi (esterni o interni). Tale atteggiamento/modalità comportamentale non è necessariamente negativo, tant’è che nella nosografia psichiatrica è considerato una patologia il disturbo narcisistico di personalità, non il narcisismo in sé. 

L’individualismo su cui, come abbiamo detto, si è sviluppata la nostra idea di uomo contemporaneo, ha assunto delle caratteristiche narcisistiche, è definibile come un individualismo narcisistico. È questo che delinea una deriva estremamente negativa. Il capitalismo predica la competizione, talvolta con toni radicali e persino crudeli: chi non riesce a stare sul mercato, dichiara fallimento. A ben guardare, questa non è altro che l’estensione sul piano economico dell’evoluzionismo di Charles Darwin: chi non è in grado di adattarsi al proprio ambiente, si estingue. Il narcisismo di impronta competitiva, quindi, definisce una modalità di relazione con l’altro basata su una sana lotta per primeggiare, su un dispiegamento dell’aggressività nei termini di competizione, quindi sulla percezione di sé come individui capaci di sostenere un confronto duraturo, all’occorrenza spietato, con gli altri. 

Individualismo narcisistico: la società tossica

L’individualismo narcisistico, al contrario, è la negazione dell’evoluzionismo. La tendenza diffusa di molti disturbi mentali contemporanei è una soggiacente “pretesa di superiorità”. Chi lavora con le dipendenze patologiche, ad esempio, sa bene quanto questa condizione sia diffusa in persone con quel particolare sintomo. Ma proprio su questo si basa la nostra analisi, perché le dipendenze stanno dilagando, anche in forme e modalità non sempre riconoscibili (come nel caso dell’internet addiction). 

L’individualismo narcisistico è la deriva che ha assunto l’evoluzionismo darwiniano nella nostra parte di mondo: uscire dalla competizione con la pretesa di meritare a priori. Un esempio di questo tipo di corto circuito mentale è quello della violenza di coppia: non lascio libero il mio partner, altrimenti dove ne trovo un altro così? Il focus non è tornare nella mischia per trovare un altro partner, ma impedire a lui/lei la libertà, perché le mie esigenze vengono prima. 

Passare quindi, da un individualismo sano, basato sulla competizione di stampo capitalistico e sull’attuazione dell’evoluzionismo, ad un individualismo malato, tossico, per l’appunto narcisistico, definisce una delle mutazioni psico-socio-antropologiche del nostro tempo. È nell’interesse di tutti provare a contrastarla, perché non definisce un’evoluzione della nostra specie, ma una sua paradossale regressione.