Categoria: Famiglia

  • Il tossicodipendente e la madre disfunzionale

    Il tossicodipendente e la madre disfunzionale

    Vorrei mettere in evidenza una delle dinamiche tipiche della tossicodipendenza: il rapporto espulsivo/aggressivo del soggetto tossicodipendente con la madre disfunzionale. 

    In alcuni casi il rapporto con la madre, soprattutto se depressa o instabile emotivamente, può assumere la caratteristica di una battaglia per la sopravvivenza, non soltanto psichica. Alcune donne possono diventare minacciose o pericolose per i loro figli, e mettere in atto anche comportamenti al limite della legalità.

    Può avvenire che il figlio venga identificato, inconsapevolmente, come il responsabile di qualcosa di negativo per la coppia o per la madre stessa. Poniamo la fine di un periodo di stabilità, o la perdita dell’indipendenza. L’ambivalenza vissuta dalla donna è altamente distruttiva: ama il figlio, ma allo stesso tempo lo vive come un peso, sente che egli le ha tolto qualcosa. Il figlio di conseguenza soffre, e cerca disperatamente il modo per accontentare la madre, per renderla soddisfatta. Per esempio si adegua alle sue richieste, o si dedica alle cose che lei ama. Oppure, al contrario, entra nella dinamica aggressiva di rigetto reciproco e scatena contro la donna attacchi sempre più violenti.

    Nel caso che vorrei descrivere, il figlio individua anche una terza strada: la tossicodipendenza.

    L’uso smodato di droghe ha delle conseguenze molto significative. Da un lato spegne i dolori del giovane: egli ipersocializza con i coetanei, sentendosi (finalmente) amato e rispettato. In questo caso le droghe fungono letteralmente da farmaco auto somministrato, e il soggetto realmente sta meglio quando le assume. Perché al contempo seda le ansie e migliora la performance e la visibilità tra gli amici. Inoltre nel rapporto con il gruppo dei pari può comparire la dipendenza affettiva: le istanze di contenimento, che un individuo dovrebbe trovare nel nucleo famigliare, vengono trovate al suo esterno, creando così un precedente pericoloso: la separazione dai nuovi punti di riferimento potrebbe diventare problematica. 

    Dall’altro lato l’uso di droghe ha un significato relazionale: il messaggio alla madre. L’attacco frontale alla madre, (sempre come reazione alla sua ambivalenza) è sia nei termini di una violenza cieca che il soggetto esprime su di sé, (iniettare droghe in vena è gesto furiosamente violento) ma anche nei termini di una (ennesima?) drammatica richiesta di attenzione che il figlio avanza. 

    In questi casi l’obiettivo del trattamento è la cura della ferita narcisistica originaria. Ovvero quella sensazione di essere stati espulsi e successivamente aggrediti, mai abbastanza apprezzati, talvolta addirittura detestati.

    Dico che questo è l’obiettivo della cura perché, e torno all’inizio di questo articolo, l’ambivalenza materna (il rapporto espulsivo/aggressivo) è originata dal fatto che la madre abbia visto nel figlio (magari molto inconsapevolmente) un ostacolo al proprio percorso di vita. Questa ipotesi, qualora risultasse vera, dovrebbe però passare attraverso un’analisi e una attribuzione di significati da parte del figlio. Perché la madre ha avuto quella sensazione in quel particolare momento della sua vita? È stata aiutata da qualcuno, oppure ha affrontato da sola quella fase critica? Qual è stato il ruolo del padre nella vicenda? 

    Rispondere a queste domande, e ad altre di questo tipo, significa uscire da una sensazione vaga e pre consapevole di malessere, quella del bambino male accolto, per entrare in una fase di pensiero critico e adulto, quella della responsabilità: in cui l’individuo è in grado comprendere le ragioni della sofferenza altrui, di uscire dalla relazione di dipendenza e di entrare in una relazione di aiuto reciproco

  • Mamme sotto stress. Il sovraccarico mentale come fattore di rischio.

    Mamme sotto stress. Il sovraccarico mentale come fattore di rischio.

    Il sovraccarico di molte mamme odierne è un fattore di rischio per il loro equilibrio mentale

    La distribuzione degli impegni dei figli nell’arco dei sette giorni, diversamente da quanto avveniva un tempo, è parte integrante di questa condizione. Oggi il sistema famiglia deve adeguarsi in modo diverso, e non sempre purtroppo le mamme trovano l’adeguato sostegno. 

    Le ricadute sulla salute mentale vanno dai problemi del sonno, in genere i primi a comparire, ad ansia generalizzata, a umore altalenante, fino alle caratteropatie. 

    Le mamme sotto stress sentono di essere meno lucide, risolvono i problemi più lentamente di prima, e hanno la sensazione che senza il loro contributo tutto può fermarsi. E’ importante sottolineare che queste mamme non sono più stanche fisicamente, il loro sovraccarico è mentale. 

    L’aiuto che dovrebbero sollecitare è nel funzionamento del sistema famiglia, del resto lo stesso che le ha condotte a questa condizione perché incapace di sostenerle adeguatamente. Se il sistema è assente, queste mamme devono trovare il modo di scegliere quali impegni dei figli continuare a gestire, e quali invece rimandare al futuro. 

    Per la loro salute mentale, e naturalmente per quella dei loro figli.  

  • Quali sono gli stili materni? Mother Superior, un tipo di madre invadente (e disfunzionale)

    Quali sono gli stili materni? Mother Superior, un tipo di madre invadente (e disfunzionale)

    Non tutte le madri ‘presenti’ sono invadenti, non tutte le madri invadenti sono necessariamente disfunzionali. La vulnerabilità percepita può indurre la madre a perpetrare un accudimento eccessivo nei confronti del figlio, un accudimento che in alcuni casi può diventare controproducente allo sviluppo del figlio stesso.

    Alcune madri dispongono e pianificano le tappe di crescita dei figli. Non alludo al naturale desiderio di una madre di vedere un figlio laureato o con una buona posizione lavorativa, e che pertanto fa delle pressioni per la scelta di un corso di studi o di un contratto di lavoro. Intendo quel tipo di atteggiamento che sia insieme minatorio e denigratorio, e per lo più preverbale, non totalmente esplicitato. In base a questo atteggiamento un individuo ha bene presente che cosa la madre approverebbe e cosa no, ancora prima che ella lo esprima.

    L’invadenza disfunzionale in questi casi diventa intrusione ed estrazione parentale, ovvero il mettere dentro ai figli parti che non siano loro, ed estirparvi parti non apprezzate. Una delle conseguenza più disastrose dell’invadenza disfunzionale è che si può scaricare sull’individuo, sulla famiglia che egli si crea, o ancora sui suoi figli. in questi casi ci troviamo di fronte ad un figlio che riesce a ‘bypassare’ l’invadenza della madre ingombrante su di sé, ma la ‘scarica’ sulla compagna/compagno o sugli eventuali figli.