Sofferenza psichica e cultura sociale nelle dinamiche aggressive.
C’è una tendenza diffusa a descrivere la violenza di coppia come conseguenza del patriarcato. Posto che il maschilismo, nelle relazioni e negli equilibri familiari, sia sempre una forma di prevaricazione, (come lo sarebbe il femminismo di una società matriarcale), questa connessione non riesce a spiegare tutte le forme di sopraffazione, soprattutto quelle tra membri non uomo-donna o quelle con una preminenza psichiatrica.
Violenza patriarcale e non
Conosco almeno tre tipi di coppie: uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna, (o come ciascuno ritiene possa denominare i membri di tali diadi). Da esse discendono almeno quattro direzione in cui la violenza può essere esercitata: nella prima coppia può essere quella commessa da un uomo verso una donna o da una donna verso un uomo, nella seconda è quella di un uomo verso un altro uomo, nella terza è quella di una donna verso un’altra donna. Le forme di coartazione ad esse associate sono di diverso tipo: c’è un tipo di aggressività basata sul, (o che parte dal) possesso, una basata sulla svalutazione, una riguarda la disponibilità o la sua negazione, un’altra si fonda sul ricatto. Probabilmente ce ne sono altre, ma al momento vorrei limitarmi ad analizzare queste.
La prima forma di violenza di coppia è quella che in genere identifichiamo con questo nome e riguarda l’uomo verso la donna. È questa che solitamente viene associata al termine patriarcato, ed è esercitata, per lo più, su base di possesso. Tu sei una mia proprietà, non hai il diritto di autodeterminarti, e solo io decido quando potrai uscire di casa e chi vedere, che scuola o lavoro fare ecc… . Questo atteggiamento muove da presupposti fortemente maschilisti, ed è riscontrabile, pur se in gradi differenti, anche in uomini insospettabili, perché origina dalla cultura di riferimento. Tuttavia, dobbiamo dire che questa forma di violenza di coppia prevede tutta una serie di controlli, di verifiche, di macchinazioni. Perché per tener assoggettata a tal modo una persona, intendo per sottomettere veramente qualcuno che invece vorrebbe svincolarsi, bisognerà controllare sovente il suo smartphone, escogitare dei tranelli sui canali social, avere delle talpe nella sua palestra, sul suo posto di lavoro e così via… Insomma, come si vede, il concetto di patriarcato ci aiuta a spiegare questo fenomeno, ma soltanto in parte. Perché, da un certo punto in poi, tale fenomeno tende a sconfinare nell’inadeguato, nel patologico. E allora dovremmo chiederci per quale motivo un uomo si fida di più della propria compagna, rispetto ad un altro, pur appartenendo entrambi alla medesima cultura maschilista? Che cosa rende un marito così geloso da controllare o ascoltare le chiamate della moglie, mentre un altro marito approfitterebbe del tempo di quelle chiamate per guardare i risultati delle partite? Le difficoltà relazionali investono la vita di coppia, sovrapponendosi o superando le rigidità della cultura patriarcale.
Un tipo di soprusi che non hanno quasi per niente a che fare con il maschilismo sono quelli perpetrati dalle donne verso gli uomini. Come ben sappiamo, in alcune coppie la smania di farla pagare per un torto subito, (ad esempio un tradimento, ma non solo), può portare una donna a negare la visita dei figli al marito, o metterlo in cattiva luce ai loro occhi, oppure a fargli terra bruciata intorno in famiglia o nella sua cerchia di amici. Oppure ancora può svalutarlo: dandogli del fallito, dicendo che una sua nuova conoscenza la ascolta di più, che è più sensibile o premurosa, e via dicendo. Questi comportamenti, per quanto comprensibili sul piano umano, sono comunque da considerare come aggressivi, e infatti, in genere non aiutano nella soluzione dei conflitti, ma li esacerbano, allontanando, a volte irrimediabilmente.
Un altro tipo di violenza della donna verso l’uomo, ma molto presente anche nelle coppie omosessuali, è quella che riguarda la disponibilità. Con questo termine intendiamo l’attitudine a concedersi dal punto di vista sessuale, cosa che rappresenta una grande arma offensiva. E poi ci riferiamo anche a tutto quello che riguarda il Ghosting, vera e propria piaga relazionale del nostro tempo. Evitare qualcuno, non rispondere ai messaggi, bannarlo dalla propria rete social configura una forma di aggressività brutale, feroce, in grado di intaccare l’umore, l’equilibrio, persino di distruggere l’immagine e l’integrità di un individuo. La violenza relativa alla disponibilità, o alla sua negazione, come si vede, non ha niente a che fare con il patriarcato, con gli atteggiamenti maschilisti, o con le tendenza di alcune famiglie a privilegiare i figli maschi, perché ritengono le femmine meno capaci. Ma negare la propria disponibilità può essere altrettanto crudele, spietato, oltraggioso.
C’è poi una violenza che si basa sul ricatto. Situazione tipica di alcune coppie omosessuali, come quelle in cui un@ minaccia l’altr@ di svelare il suo reale orientamento, ma può riguardare anche le coppie eterosessuali, ad esempio quelle clandestine. Il ricatto è il collante di molti amori, più di quanto si voglia credere. Talvolta è una minaccia esplicita, talaltra un’allusione implicita. Pensiamo alle coppie formate da individui provenienti da diverse classi sociali: è chiaro che quando la relazione dovesse terminare, una delle due tonerà alla sua condizione originaria.
BDSM: la violenza consensuale
Esiste un altro tipo di coppia, che esprime una forma di violenza tutta sua, è quella BDSM. L’acronimo indica il Bondage, la consuetudine di legare, o bendare il partner, la dominazione, il sadismo e il masochismo. In questa modalità relazionale la violenza non solo è accettata, ma viene concordata, anche con dei contratti, e poi è condivisa, non è a senso unico, può prevedere l’inversione dei ruoli. La coppia BDSM ci svela un particolare tutt’altro che indifferente: la violenza non è sempre inopportuna, ma può essere addirittura considerata piacevole. Tutti hanno sentito il detto popolare “l’amore non è bello se non è litigarello”: beh, se vogliamo anch’esso ruota intorno alla filosofia BDSM, per quanto con caratteristiche e dimensioni totalmente differenti.
Anche la coppia BDSM, e il tipo di coercizione che la caratterizza, non ha niente a che vedere con il patriarcato, ma unicamente con ciò che ciascuno di noi reputa piacevole o spiacevole per sé.
Territorio psy
Al fondo di queste indagini possiamo fare una considerazione. Se non tutta la violenza di coppia può essere spiegata attraverso la categoria del patriarcato, la tendenza maschilista della società italiana, quale differenza c’è tra gli individui che si relazionano in maniera tutto sommato rispettosa, da quelli che non riescono a modulare le proprie reazioni? La risposta va ricercata nella progressiva frammentazione della psiche contemporanea, conseguente ai traumi plurimi che la nostra società sta attraversando in questi anni. Ricordo il tempo in cui la violenza (anche solo verbale) era confinata sopratutto negli stadi, ossia quando gli individui spostavano la proprie rappresentazioni mentali sulle squadre di calcio. Assistevamo a discussioni accalorate, a volte persino violente, in difesa di quello o quell’altro, accusando una squadra e un arbitro, mentre la propria era sacra, quasi a livello religioso. Evidentemente l’ingaggio personale nel difendere o attaccare le squadre di calcio era uno spostamento, era un modo per attaccare i soprusi che nella vita di tutti i giorni era impossibile fare. Nella fase attuale, invece, questo tipo di aggressività, esce dalla rappresentazione mentale, e anziché sulla massa informe dei tifosi avversari, diventa personale, entra nella vita di coppia, scaricandosi sulla persona che abbiamo accanto.
È un’espressione del disagio, per ripetere le parole di Giorgio Girard. Ecco dunque che dall’analisi sociologica del patriarcato, che pur influenza le dinamiche culturali, se non altro impregnando di maschilismo alcuni dei nostri linguaggi, entriamo nel territorio del disagio psichico. Quale sia l’intensità della difficoltà, varia da persona a persona. Non tutti abbiamo le stesse difese, le stesse strutture mentali, non tutti veniamo aggrediti nello stesso modo dalle difficoltà. Quando un aereo attraversa una turbolenza, i passeggeri reagiscono in maniera diversa, a seconda del loro background storico e culturale. C’è chi ha un conato di vomito, chi teme di precipitare, chi, al contrario, si addormenta, confidando nel personale in cabina. Anche attraversare le turbolenze di questi anni scatena reazioni differenti, a seconda delle disposizioni di ciascuno. La violenza di coppia è, drammaticamente, una di queste reazioni.

