I lavoratori instancabili, sempre dediti alla causa, pronti a sacrificare il loro tempo libero per il bene dell’azienda, sono una risorsa importante per i superiori, ma anche dei colleghi difficili per i pari grado. Questi individui, però, non sono solo degli arrampicatori sociali pronti a tutto, alcuni, infatti, soffrono di un vero e proprio disturbo che li lega al lavoro e alle responsabilità. Guardiamoli più da vicino, proviamo a capire cosa li spinge a muoversi in questo modo.
Stachanov
Nel 1935 divenne famoso, in Unione Sovietica, Alexej Stachanov. Questi riuscì, in una serie di test sulla suddivisione del lavoro, a estrarre, nella miniera in cui lavorava, ben quattordici volte la quantità giornaliera media di carbone. Gli studiosi si divisero sulla lettura da attribuire a questa performance, e conclusero che, se da un lato l’organizzazione del lavoro aveva avuto la sua importanza, riducendo i tempi morti, e migliorando la velocità del team, dall’altro bisognava guardare anche alla psicologia del lavoro. La personale voglia di eccellere, l’orgoglio di mostrare ai superiori la bravura della squadra, nonché la smania di portare fino alle orecchie del Partito il nome della miniera, in altre parole, dovevano avere avuto un peso.
Da allora, questo esemplare minatore divenne, da un lato, il paladino del lavoro e della dedizione, e dall’altro l’emblema del lavoratore instancabile, tanto che il termine “stacanovista” ha poi assunto un significato altamente dispregiativo. Ora, sappiamo bene che in tutti gli uffici c’è uno stacanovista. In genere è molto amato dai superiori, perché mostra che il lavoro non è poi così pesante, e inviso ai colleghi, più o meno per lo stesso motivo. Ebbene, lo stacanovista è un individuo che sceglie volontariamente di spendersi per il suo lavoro, perché crede fortemente in quello che fa, perché vuole mettersi in mostra, o perché cerca ogni strada per fare carriera. È sbagliato? No. La vita della nostra specie sulla terra si fonda sulla competizione, quindi, chi lo desidera, può legittimamente competere per accrescere la propria condizione, anche in ambito lavorativo.
Workaholic
Altra storia è quella di chi è assalito dal senso di responsabilità, e non riesce a staccare mai dal suo lavoro, neppure quando va a casa o in ferie. Anche questo è un comportamento stacanovista, ma per altre ragioni, e infatti in questo caso, per definire questo individuo, si usa il termine Workaholic. Il Workaholism è un comportamento patologico che sfocia nella dipendenza, e riguarda una irrefrenabile pulsione a occuparsi del proprio lavoro, mettendo tutto il resto in secondo piano. Da grammatica anglosassone, chi ne è affetto prende il nome di Workaholic. Inizialmente, a partire dai primi studi degli anni Sessanta, si riteneva che questo comportamento fosse diffuso soprattutto tra gli artigiani e i professionisti. Per queste categorie di persone, infatti, non sembra a priori strano, o patologico, dedicare molte ore al lavoro, anche dopo la chiusura ufficiale, o talvolta nei giorni di festa. Negli ultimi due decenni, invece, da quando prima internet e gli smartphones, e poi lo Smartworking, hanno cambiato le abitudine lavorative, si è notato che molti individui sentono il bisogno di seguire l’andamento del loro lavoro anche da casa.
Aprire, e gestire, la casella della posta lavorativa nel week end, per rispondere a mail a cui non si è avuto il tempo di rispondere, finire la relazione per il capo che nel frattempo è un vacanza, controllare prove di calcolo, e impaginare meglio i risultati. Oppure inviare messaggi audio, specificando “non ascoltare prima di lunedì”, e via dicendo. Questi esempi svelano un’incapacità di restare lontani dal lavoro fuori dall’orario, senza l’effettivo beneficio di un ritorno d’immagine da parte dei superiori o del contesto.
Per alcuni, il comportamento assume tratti particolarmente patologici, o per meglio dire tossici, laddove arrivano addirittura a mettere le esigenze dei familiari in secondo piano. In questi casi il Workaholism diventa una vera e propria dipendenza patologica, che assorbe tutte le energie dell’individuo, e lo porta a deteriorare i rapporti con le persone più care.
Come si vede, quindi, i lavoratori instancabili hanno diversi profili. Alcuni lottano per primeggiare, possono apparire arroganti, arrivisti, ma pur sempre all’interno di un vitale quadro competitivo. Altri, invece, tradiscono delle difficoltà più profonde. Appaiono assorbiti in maniera più genuina dal loro lavoro, ma nella realtà non riescono a starne lontani, neppure quando in ufficio non c’è più nessuno, e non è rimasto niente da fare.

