Amori virtuali (ancora sul narcisismo)

Le relazioni virtuali ci parlano di una tendenza al narcisismo. L’epoca individualista ci ha spinti sempre più, per tornaconto personale, a isolare le nostre necessità rispetto a quelle altrui.

La narrativa ‘io valgo’, elevata a potenza dalle esigenze dei mercati, contiene in sé un implicito drammatico: ‘io valgo più degli altri’.

L’isolamento autoreferenziale diventa evidente nella mole di relazioni che gli utenti dei social networks allacciano con altri utenti, in maniera totalmente virtuale. Ovvero coppie che nascono a distanza, hanno una certa vita di relazione e alla fine si sciolgono, tutto virtualmente. 

La relazione virtuale ha alcuni vantaggi rispetto a quella in presenza, non c’è dubbio: per esempio non è violenta fisicamente; e poi è meno controllante perché la distanza è pur sempre distanza. 

Ma la relazione virtuale ha una caratteristica peculiare rispetto alle altre: non obbliga ad assecondare le esigenze dell’altro. Del resto l’altro non c’è. Potremmo dire che nelle relazioni virtuali l’altro non è che il simulacro di se stessi. 

Insomma, vedo un legame profondo tra il narcisismo e la tendenza a sviluppare relazioni virtuali che si sciolgono prima ancora di diventare relazioni ‘in presenza’. 

Il narcisista cerca l’altro solo quando ha bisogno di qualcosa, non culla l’altro nella propria mente quando non è presente. Per il narcisista la relazione è sempre solo una relazione con se stessi, con l’idea di sé, potrei dire con l’immagine di sé che egli ha idealizzato.  

La relazione virtuale è una falsa relazione, ovvero è fare dell’altro uno strumento, un prolungamento del proprio narcisismo. E’ come se uno dicesse all’altro: durante la giornata non ti cerco, non ho nessun bisogno di te. Ti sto contattando in questo momento perché ho bisogno di questo e di quest’altro. Il contratto non esplicitato potrebbe essere il seguente: se accetti di soddisfare le mie richieste ti contatterò ancora. 

La relazione virtuale richiede poco impegno. Ma attenti a non restarne bruciati.   

Rifondare l’umanesimo: l’umanesimo è un femminismo (che parla di violenza di genere)

Julia Kristeva ci ricorda che l’umanesimo, come tutte le filosofie, si sviluppa per rotture e innovazioni, anzi è in continua rifondazione. 

Il modo migliore per rifondare l’umanesimo è applicarlo ogni giorno: metterlo come il prezzemolo sui piatti poco saporiti, condire la società. 

Se l’umanesimo è un femminismo, prima ancora di emancipazione femminile, di parità salariale, di diritto alla maternità, dovremmo parlare di violenza di genere. 

Osare l’umanesimo nei rapporti di genere è anzitutto fare un discorso sul diritto di proprietà: una compagna non è una ‘cosa’ di cui si dispone, come un vestito, una casa, una somma di denaro. Avere la proprietà di un bene significa che se serve si tiene; Se non serve si getta via, si regala, o si distrugge. 

Una compagna non è una ‘cosa’ di proprietà, non si distrugge quando non se ne riconosce più il valore.  

L’umanesimo, oggi, è un femminismo, e parla di violenza di genere. Rifondare l’umanesimo è applicarlo in questa attuale società. Anche quando è un po’ scomodo.  

Infedeltà sul posto di lavoro. Quando troppe fantasie denotano un problema di coppia.

Tutti hanno fantasie. Fantasie di aggressività, come per esempio quella di insultare chi ti taglia la strada, fantasie alimentari, come il desiderio improvviso di mangiare un cibo particolare o bere alcolici, fantasie erotiche

Una fantasia non è un comportamento: nei casi summenzionati è una fortuna limitarsi alle fantasie. Immaginiamo cosa accadrebbe se tutte le volte che sentiamo l’impulso di colpire una persona scortese, poniamo, in posta o in panetteria, non sapessimo trattenerci. 

A ben guardare una fantasia non è neppure un pensiero vero e proprio, intendo un pensiero strutturato. ‘Pensare’ qualcosa è darle corpo, almeno nella nostra mente. Facciamo un esempio. Un individuo ha la fantasia di assistere al concerto del cantante tal dei tali. Immagina se stesso in compagnia della persona x o y in prima fila, di cantare con lei le canzoni di quel cantante, di passare una bella serata.

Il pensiero che potrebbe dare corpo a questa fantasia è: reperire i biglietti, invitare la persona, trovare parcheggio vicino al teatro. Ovvero la struttura minima, magari già in sequenza, delle immagini che possono concretizzare la fantasia. 

Per trasformare il pensiero in realtà, poi, servirà un piano d’azione. Sarebbe a dire le sequenza dei comportamenti, delle azioni concrete, che porteranno alla meta. 

In questo modo si vede che avere fantasie di infedeltà non è infedeltà, o per lo meno non ancora. Proprio perché per concretizzare una fantasia c’è bisogno anzitutto del pensiero, e poi di un piano di azione. 

Avere molte fantasie ricorrenti dello stesso genere, tuttavia, denota senza dubbio un qualche nervo scoperto. Fantasie ricorrenti legate al cibo o al consumo di alcolici possono fare pensare ad un problema irrisolto in quel campo, o fantasie relative ad aggredire una persona che ci sta antipatica a qualche problema con la gestione della rabbia e dell’aggressività. 

Così avere ricorrenti fantasie di infedeltà, soprattutto sul luogo di lavoro, può denotare qualche problema di coppia. Sottolineo l’elemento ‘sul luogo di lavoro’ perché è un contesto non del tutto appropriato.  

Mi spiego meglio. Entrare in pasticceria ed essere assaliti dalla fantasia alimentare non è patologico. Ben diverso è sentire lo stesso impulso in metropolitana o sull’aereo. Sul luogo di lavoro (in genere) le persone ci si recano per fare un’attività lavorativa, non per praticare infedeltà: la fantasia di infedeltà al lavoro è, sostanzialmente, fuori contesto. 

Riassumendo: la fantasia non è un pensiero né un piano d’azione, ma avere frequenti fantasie di infedeltà può indicare un problema di coppia, specie se riguardano il contesto lavorativo. 

Quali sono gli stili paterni? Il padre remissivo: l’uomo senza autorità nelle coppie non violente.

Definisco padre remissivo l’uomo del quieto vivere nelle coppie senza violenza di genere.

Quando una coppia ha piccoli squilibri può darsi che una delle due parti, in questo caso l’uomo, faccia un passo indietro. In questo modo la bilancia resta in equilibrio, ma è una forzatura.

Il padre remissivo sente che la sua autorità è messa in discussione e pian piano smette di esercitarla. La legittimazione e il riconoscimento reciproco sono alla base del vivere democratico in coppia. Dico vivere democratico perché il padre remissivo non è presente nelle coppie violente, in cui c’è violenza di genere.

Per uscire dall’angolo il padre remissivo deve anzitutto recuperare credibilità all’interno della coppia. La credibilità sui figli è solo una conseguenza. La cosa importante, quindi, sarà capire cosa egli significhi ancora agli occhi della compagna, che infatti sovente è la prima che lo dileggia o sminuisce.

In questi termini si capisce perché ho detto che il nuovo equilibrio è una forzatura: perché è un adattamento ad un problema di coppia, che prima o poi farà saltare il banco.

Quando un uomo è eccessivamente remissivo, quindi, nei rapporti di coppia e nei confronti dei figli, è perché qualche ingranaggio, da qualche parte, ha smesso di funzionare da tempo. Per questo sarebbe utile un accompagnamento di coppia, ma ancora di più un sostegno dal punto di vista individuale, per aiutarlo a rafforzare i punti in cui risulta più vulnerabile.

Gravidanze (in)desiderate: normalizzare i pensieri ambivalenti.

Nulla è accolto con più ambivalenza di una gravidanza: rompe gli equilibri e cambia la vita in maniera definitiva.

La maggior parte delle coppie afferma razionalmente di accettare la gravidanza con gioia. Io credo che sia sano e opportuno, invece, poter esprimere le proprie riserve, e diciamolo pure, le proprie paure in merito.

Lo sforzo di adattamento che molti fanno a livello razionale è notevole, e a compierlo sono aiutati anche da parenti e amici. ‘Vedrai, ti piacerà per questo e quest’altro motivo’, oppure ‘Non è poi così difficile, l’hanno fatto tutti’, frasi di questo tipo possono aiutare la coppia a metabolizzare l’evento.

Vi è però una parte di angosce e terrore irrazionali, provenienti dal profondo, che mette la coppia, ma soprattutto la futura madre, davanti ai suoi peggiori fantasmi.

Le paure riguardano, come ben si sa, la salute del neonato, ma molto spesso hanno a che fare con la condizione lavorativa e con gli equilibri di coppia, che come detto sono i primi ad essere scompaginati.

Per questo va detto che sentire sensazioni forti anche negative nei confronti della gravidanza non è disumano né patologico, ma una normale reazione che anzi andrebbe comunicata ed elaborata. Se queste paure non vengono espresse, e vengono spinte in angoli nascosti della mente, possono crescere, e saltare fuori dopo molto tempo con sembianze di vecchie ruggini, malintesi, o altro.

Come riconoscere la dipendenza sessuale? Tre aspetti caratteristici.

La sexual addiction è un comportamento di dipendenza che può creare diversi problemi relazionali e nella vita quotidiana.

Per distinguerla dalla normale pratica non patologica sottolineo alcuni aspetti che la caratterizzano, mettendo in evidenza come questi siano negativi e spiacevoli per l’individuo.

1. Come per tutte le forme di dipendenza prevede una ricerca compulsiva. C’è una bella differenza tra fumare un sigaro in compagnia dopo cena e non poter iniziare la giornata senza una boccata di fumo. Vale lo stesso per la dipendenza sessuale. Se in sua assenza non si riesce a rimandare, se la sua ricerca diventa predominante sulle altre attività della giornata, siamo in presenza di una dipendenza. La capacità di rimandare la soddisfazione di un bisogno è fortemente connessa con il saperlo desiderare: vale a dire inserirlo in qualche angolo della mente dove possa venire cullato e, entro certi limiti, idealizzato. E’ quello che succede quando compriamo il biglietto per un concerto che avverrà fra alcuni mesi, o quando fissiamo un appuntamento che però avrà luogo solo fra alcuni giorni: sapere aspettare la soddisfazione di un bisogno è l’opposto della dipendenza.

2. All’attività vengono associati stati d’animo negativi. Alcuni comportamenti di dipendenza inizialmente hanno origine con lo scopo di ridurre l’ansia e l’angoscia, di fungere da valvola di sfogo. Vale lo stesso per lo shopping compulsivo, il gioco d’azzardo o il gaming patologico, e per la dissociazione ad essi legata. Queste attività vengono scoperte dagli individui e praticate inizialmente perché ne ottengono benefici, li fanno rilassare. Ad un certo punto invece alcuni si accorgono che gli aspetti positivi diventano sempre più marginali, in confronto a quelli negativi, e infine non saprebbero più dire se le si ricercano per ridurre lo stress della giornata, oppure per interrompere il craving crescente.

3. L’individuo sente che c’è qualcosa di dissonante nel suo comportamento. Quando la colpa e/o la vergogna fanno parte di un comportamento, o in maniera diretta o per assenza, ovvero perché fortemente negate, è perché qualche cosa dentro non quadra. Molti italiani hanno una passione sfrenata per il calcio. Tuttavia nessuno si sognerebbe di provare colpa o vergogna alla domenica sera per essere stato allo stadio. Né nessuno ha mai provato a smettere, sentendo che questo comportamento ha in sé qualcosa che non va. Quando siamo agiti dall’interno, non riusciamo a smettere, pur avendoci provato, siamo in presenza di una forma di dipendenza.

Ho evidenziato aspetti spiacevoli, dissonanti, tipici della sexual addicition.

In questo modo ho sottolineato come la sessualità possa diventare un comportamento più dannoso che piacevole. Soprattutto se la sua pratica assume sempre più le caratteristiche di una dipendenza, e sempre meno quella di tutti gli altri significati che gli esseri umani le possono attribuire.

Adozione e psichiatria. Come aiutare bambini adottati che presentano problemi ‘psi’.

L’adozione è un trapianto. Se un bambino viene spostato da una famiglia ad un’altra avrà sempre la nostalgia, o il ricordo, della sua famiglia d’origine, anche se l’ha maltrattato. Se da neonato cambia continente e cresce in tutt’altre condizioni, anche in questo caso avrà fantasie, desideri, diciamo pure rimpianti, riguardanti il suo Paese natale, la città o la famiglia naturale.

L’adozione, lo sappiamo, può non funzionare per diversi motivi: riferibili al retroterra dell’adottato, oppure, come avviene in medicina con il fenomeno del rigetto, ascrivibili alla famiglia adottante.

Faccio un breve cenno al caso dei pazienti psichiatrici. Estremizzando un po’ essi hanno un funzionamento rigido, con delle difese rigide e sono molto frammentati o scissi al loro interno. Per questo a volte è complicato per le famiglie adottanti avere a che fare con pazienti di questo tipo: la naturale flessibilità che costituisce i ritmi e le attività della vita in famiglia poco si adatta alla loro forma mentis.

Questi pazienti hanno la tendenza a mettere ‘fuori da sé’ le cose che non funzionano: aspetti relazionali, difficoltà nel mondo del lavoro, adattamento al contesto, ecc… risultando talvolta ossessionati da allucinazioni (che non a caso i loro canali sensoriali indicano provenienti da fuori) o convinzioni di complotti o persecuzioni (‘loro’, ‘gli altri’, ecc…).

In questo clima di diffidenza i pazienti psichiatrici adottati tendono a scaricare accuse molto forti, magari in maniera inconsapevole, sulle famiglie adottive. Questa è una delle ragioni per cui il clima famigliare potrebbe deteriorarsi.

Questi ragazzi da una parte sono molto affettuosi e grati, ma dall’altra, proprio a causa del loro funzionamento ‘a compartimenti stagni’ continuano a coltivare fantasie che riguardano le famiglie originarie, a discapito delle nuove. Può darsi che nella loro costruzione di senso del mondo, giungano a fare entrare nei complotti e nelle persecuzioni anche queste nuove famiglie, con le conseguenze disastrose che si possono immaginare.

La famiglia adottante, pertanto, si trova davanti a diversi tipi di difficoltà, che da sola potrebbe non superare. Anche l’adozione di un paziente psichiatrico è un trapianto, ma un trapianto che necessita di cure specifiche.

Quali sono gli stili materni? La Mother Queen, un tipo di madre assente.

Ci sono diversi modi per suddividere e definire gli stili di attaccamento del bambino, ma quali sono i principali stili materni? Ovvero, quanti ‘tipi’ di madre esistono?

Semplificando molto, e riferendomi al tipo di influenza diretta che una madre ha sul presente del bambino, credo si possano indicare una serie (composita) di madri ‘presenti’, una serie (composita) di madri ‘assenti’, e una serie di madri per così dire ‘intermedie’ o ‘moderate’, in grado di modulare prossimità/distanza in base alle situazioni.

Nell’ambito delle madri che (non necessariamente per colpa o dolo) possono essere definite ‘assenti’, quali sono gli stili materni predominanti? Ho accennato alla Mother Superior , vorrei qui fermarmi su quella che amo definire ‘Mother Queen’, la madre ‘regina’.

Una regina ha nei confronti dei suoi sudditi un atteggiamento di benevolo distacco. Ella certamente ama rappresentarli nelle occasioni mondane. Una regina ama rivolgersi ai sudditi facendo leva su gli alti valori della responsabilità e dell’appartenenza alla casa comune. Una regina difende il suo popolo nelle occasioni più importanti. Ma altrettanto certamente possiamo dire che una regina si mescola con le dinamiche dei suoi sudditi solo parzialmente; Si fa ritrarre con alcuni di essi, i più vicini a lei per rango e censo, dicendo che lo fa a nome di tutti gli altri; in quanto regina il patrimonio di cui dispone la differenzia notevolmente dagli altri, talvolta anche da quelli che fanno parte della sua stessa casa reale. Insomma una regina è seducentemente, ma inesorabilmente, irraggiungibile.

La prima caratteristica fondamentale del tipo di madre assente che definisco stile Mother Queen è proprio questa: irraggiungibile. La madre irraggiungibile si pone al di sopra e di lato rispetto ai figli, ne è costantemente cercata dallo sguardo, ma non si sofferma mai su di loro, perché per l’appunto, la sua attenzione è rivolta altrove, verso un orizzonte diverso.

La Mother Queen non è necessariamente una madre assente dal punto di vista fisico. Proprio come una regina non è assente dalla vita dei suoi sudditi: anzi, la sua è una presenza fortemente ingombrante. Ecco, ingombrante è l’altra caratteristica fondamentale della Mother Queen. La combinazione di questi due elementi caratteristici, essere allo stesso tempo irraggiungibile e ingombrante, fa sì che la Mother Queen venga vissuta con deferenza e rispetto, ma anche con frustrazione. Il bambino sente di non poter mai raggiungere questo tipo di madre, sente che qualunque cosa faccia non è mai abbastanza. Una bambina che tutti definiscono brava, per esempio, che tutti ammirano per la sua bravura a scuola, può sentirsi ferita da una madre che non la riconosce come tale, perché abituata, poniamo, ad essere ella stessa al centro delle attenzioni.

Oppure un bambino che tutti definiscono bello, ammirato per la sua bellezza, può nutrire in sé delle insicurezze se la madre non si mostra mai abbastanza appagata da lui.

Ci sono senza dubbio diversi modi in cui una madre possa risultare ‘assente’ dalla vita dei suoi figli, e non necessariamente sono tutti per sua colpa o responsabilità diretta. La Mother Queen è una di queste. Questa donna attraversa un periodo particolare della sua storia: in conseguenza di ciò non riesce a sintonizzarsi sulle frequenze dei figli, ma allo stesso tempo ne ingombra (involontariamente) la strada, e ne frustra, suo malgrado, il cammino.