Don Bosco è fonte inesauribile di insegnamenti, per chi si occupa di disagio giovanile. La sua vicenda umana, spirituale, e potremmo dire anche professionale, si svolge in Piemonte nel corso dell’Ottocento, ma offre una lezione universale, ancora oggi incredibilmente attuale. Padre e Maestro della gioventù, Don Bosco si è occupato soprattutto di ragazzi emarginati, “difficili”, diremmo oggi, attirandosi, per questo, il dispetto di tanti potenti dell’epoca. Il sistema educativo da lui promosso, basato sull’amorevolezza, e oggi diffuso in tutto il mondo, ci consente di fare delle valutazioni molto interessanti sul malessere nell’adolescenza e sulla devianza. In larga parte Don Bosco aveva ragione, motivo per cui conviene guardare con interesse alla sua esperienza. Nelle righe che seguono, proveremo a capire perché.
Disagio di ieri, disagio di oggi
In una celebre disputa con Michele Cavour, (il padre di Camillo, primo presidente del Consiglio italiano) che, come capo della polizia gli ordinava di mandare a casa quei ragazzi pericolosi, il santo di Castelnuovo faceva notare come, grazie a lui, essi avessero ridotto le loro condotte delinquenziali. Il disagio giovanile, in altre parole, secondo Don Bosco, ha origini multi fattoriali e multi dimensionali, e non è definibile in termini di buoni e cattivi, come potrebbero credere i più.
Nel celebre libro Cuore, ad esempio, uscito più o meno in quegli anni, Edmondo De Amicis disegna la figura di Franti, un ragazzo cattivo senza una precisa ragione. Don Bosco, al contrario, evidenzia che il disagio giovanile può avere un’origine legata all’istruzione, come nel caso della disoccupazione cronica; Può avere origine socio educativa, come certa devianza, legata a piccoli reati di strada; Oppure può anche avere un’origine psichica, o psicosociale, come la tossicodipendenza, (ma anche i disturbi alimentari, e così via.). Non raramente, poi, questi aspetti si legano e mescolano in vario modo. Per questo la sua azione è volta anzitutto ad attrarre, a fornire ai giovani un contesto accogliente, facilitante, talvolta confidenziale. Poi, solo successivamente, si vedrà di cosa ha bisogno ciascuno, ossia si valuterà quale vuoto deve essere colmato per primo.
Anche oggi, pensiamo alla generazione Z, ma non solo, il disagio è multi fattoriale. Gli analisti più esuberanti credono di sapere in cosa consista, e propongono ricette facili, dirette, semplicistiche. Tuttavia, come vediamo continuamente, sono ricette sbagliate, non in grado di cogliere l’essenza del problema, che invece peggiora di giorno in giorno. Lo scivolamento del mondo Occidentale verso la catastrofe, la fine del capitalismo come fonte di benessere diffuso, la dissoluzione della verità operata dai social network, l’Intelligenza Artificiale, solo per citare alcuni dei nodi problematici del nostro tempo. Don Bosco sembra dirci questo: attirate i giovani, ma non date subito risposte, perché dareste le vostre. Fatevi prima dire per quale motivo si sono persi. Come non essere d’accordo?
Per aiutare: non giudicare.
L’altro caposaldo della lezione di Don Bosco, per chi fa una professione di aiuto, specie nell’ambito della psicopatologia legata alla devianza, è quello che Egli chiama lo sguardo amorevole. Non lontano, in questo, dall’opera dello psicoanalista ungherese Sandor Ferenczi, il santo dei giovani ci insegna ad avvicinare i ragazzi difficili con simpatia e lealtà, sospendendo il giudizio sul loro passato.
Se l’obiettivo più grande è raggiungere chi si sente abbandonato, l’atteggiamento non può essere giudicante. Ciascuno, secondo Don Bosco, ha delle peculiarità e delle capacità. Al suo tempo poteva essere fare il giocoliere al baraccone, suonare il tamburo nella banda, o cantare a squarciagola. Oggi può essere interpretare Massimo Troisi in una pièce teatrale, o fare una mostra di disegni, e così via. Sta di fatto che tutti hanno un lato positivo, un talento, su questo possiamo concordare con il salesiano. Si tratta di individuarlo, e andando incontro a questi ragazzi con entusiasmo e simpatia, e aiutarli così a rafforzare la loro immagine di sé.
Per l’epoca, non c’è dubbio, la posizione di Don Bosco era altamente innovativa. Proviamo a rileggerla secondo le nostre esigenze attuali. Ci stupirà, per quanto potrà esserci d’aiuto.










