Tra colleghi un certo livello di conflittualità, se vogliamo, è persino auspicabile.
Anzitutto perché il confronto è un aspetto vitale del cooperare: rende feconda l’azione organizzativa, che altrimenti potrebbe appiattirsi. E poi perché è meglio avere discussioni a cielo aperto, piuttosto che mugugni, o incomprensioni, sotto traccia.
Il conflitto, però, deve restare entro una soglia di tollerabilità, perché una cosa è l’aperta dialettica tra professionisti, altro la difesa di posizioni (o privilegi) attuata con arroganza, cosa che, chiaramente, peggiora clima e risultato.
Insoddisfazione
Posto che l’arroganza può essere imputabile a perfidia, maleducazione ecc, e per questo c’è poco da fare, altre volte gli atteggiamenti poco collaborativi sono causati da insoddisfazione o burnout.
Nel corso degli studi, ci imbattiamo in argomenti che ci appassionano più di altri, e culliamo il sogno di occuparcene in maniera professionale, durante la carriera lavorativa. Questo, tuttavia, è un sogno che solamente in pochi riescono a realizzare, e peraltro parzialmente. In tutti gli ambiti, in altre parole, ci si trova a dover incanalare competenze, o interessi, nella direzione di quanto previsto dai protocolli aziendali.
La distanza tra il lavoro che abbiamo sognato da studenti, e quello che ci viene richiesto dai committenti, scava, in vari modi, l’insoddisfazione lavorativa. Questa può emergere sotto forma di alta conflittualità o, peggio, di aggressività. E se in un team qualcuno è intrattabile perché insoddisfatto, le prospettive non possono essere rosee.
Burnout
La conflittualità nelle organizzazioni può essere determinata anche dal burnout. Se l’insoddisfazione ha a che fare con la mansione, il burnout può riguardare il ‘ritorno’ che sentiamo relativamente alle energie investite. Quando l’investimento non viene ripagato da un adeguato riscontro di risultati, può portare ad una certa alienazione. In questo senso il burnout non è un fenomeno presente soltanto nelle professioni di aiuto, in cui talvolta è all’ordine del giorno, ma in tutti i casi di adattamento ad un contesto lavorativo.
L’aumento dell’irritabilità del soggetto in burnout può sfociare in rapporti stereotipati e freddi, o in atteggiamenti particolarmente arroganti o aggressivi.
Se la tensione dovuta all’insoddisfazione, quindi, riguarda la mansione, quella dovuta al burnout riguarda il soggetto, il rapporto con il suo lavoro, il ritorno che sente di avere rispetto a quanto ci investe. E infatti non tutti i soggetti in burnout lo sono allo stesso modo.
Per le forme di ostilità causate dall’insoddisfazione, credo ci sia poco da fare. Ma per quelle determinate dal burnout, al contrario, le strutture organizzative devono agire sul rapporto tra il team e la sua mansione. Avere lavoratori soddisfatti può incidere fortemente sul risultato, ossia, in ultima analisi, nel ritorno economico dell’impresa.

