Pink Floyd: Rock o esistenzialismo?

Se una parte considerevole dell’opera dei Beatles è condizionata dalla presenza di Yoko Ono, una parte altrettanto considerevole dell’opera dei Pink Floyd ruota intorno all’assenza di Syd Barrett. 

Mi riferisco alla fase degli anni Settanta che va da ‘The dark side of the moon’ a ‘The wall’, non a caso la parte che ha costruito le basi per il taglio finale. 

Esistenzialismo

Tra i mille temi toccati dai Pink Floyd nella loro enorme produzione, e intendo anche le carriere individuali, l’esistenzialismo ha certamente un ruolo considerevole. L’esistenzialismo dei Pink Floyd è di tipo umanista, direi anzi relazionale. Nell’arte dei Pink Floyd sembra che ci sia un’ombra, una presenza silenziosa, quella di Syd Barrett. Alla luce della cui assenza si comprendono meglio i significati criptati delle loro canzoni. 

I Pink Floyd riflettono sul denaro, sulla politica internazionale, sulle eclissi lunari, ma queste riflessioni muovono da un’unica grande, malinconica, considerazione. Un bisbiglio, ma che vale quanto un intero progetto artistico: ‘How I wish, how I wish you were here.’ ‘Come vorrei, come vorrei che fossi qui.’ Una considerazione esistenzialista, che è anche psicoanalitica: che apre al riscatto dalla disperazione del nulla, sì, dal nichilismo, che in quegli anni imperversava nel mondo occidentale. I Pink Floyd (senza volerlo?) abbracciano Sartre, Lacan e Julia Kristeva, in un progetto di promozione e rifondazione dell’Umanesimo. Perché: cosa sono io senza l’altro? E cosa sono i Pink Floyd senza l’Altro? 

The Trial, il processo

Uno dei momenti più densi di significato, ma anche di sofferenza, della storia dei Pink Floyd è il processo di ‘The wall’. Dopo una vita di rovello interiore, di disagio, di incomprensioni da parte di chi lo circonda, Pink, il protagonista della storia, attraversa una grande crisi esistenziale. Gli autori per salvarlo inscenano un processo, drammatico e caricaturale allo stesso tempo. L’imputato è stato colto in flagrante a mostrare sentimenti quasi umani, e questo non è previsto dal modello sociale. 

Il processo è un condensato dell’esistenzialismo dei Pink Floyd, dalla sua esecuzione, alla sua paradossale conclusione. 

Guardiamolo da vicino. Vengono chiamati a testimoniare in sequenza il maestro elementare,  la moglie, e la madre dell’imputato. 

Il maestro copre Pink di improperi, e attacca il sistema: se fosse stato per me, signor giudice, l’avrei raddrizzato sin da piccolo, ma si sono messi in mezzo artisti e cuori teneri. Permettetemi un’ultima martellata, almeno oggi. 

A udire queste parole Pink rasenta la follia: possibile che nessuno capisca il suo dolore, che nessuno si renda conto? 

Arriva a testimoniare la moglie. Nella più classica tradizione di incomunicabilità matrimoniale, la moglie fa a pezzi Pink davanti a tutti: con me non hai mai parlato, sei un rovina famiglie, spero gettino via la chiave. 

Infine arriva la madre. La donna urla il suo strazio, ma anche lei accusa il figlio: se non mi avessi mai lasciata non ti saresti messo in pericolo.

I Pink Floyd letteralmente qui aprono il baratro sotto i piedi del processato, che ormai preda della disperazione delira e crede di essere in carcere. 

Ad un tratto, ecco la svolta esistenziale, anti nichilista, relazionale, diciamo rivoluzionaria, dei Pink Floyd: viene espressa per bocca del giudice. Egli è talmente disgustato dalle parole dei testimoni che dichiara: ‘qui non c’è nessun dubbio, la pena deve essere massima’. Con gran sorpresa, la pena inflitta dal giudice è l’abbattimento del muro. 

Abbattere il muro: quel muro difensivo che Pink si è costruito giorno dopo giorno, (‘Another brick in the wall’) durante tutta la sua adolescenza, significa uscire, tornare alla relazione, cercare l’altro. (O l’Altro? Questo non lo sapremo mai.)

E uscire per tornare alla relazione è l’unica vera alternativa alla follia, e oggi lo sappiamo molto bene. Per questo ‘The Trial’ è la riscossa dalla dannazione, il rifiuto della relazione malata, tossica. Uno scatto della vita, prima della vera malattia mentale. 

In quegli anni il mondo era diviso da un muro, per questo la lezione esistenzialista dei Pink Floyd, quel ‘Tear down the wall’ ha una portata che va ben oltre i confini di un album musicale. Ma in questo sta la grandezza dell’arte: che ogni volta ti sa dire cose diverse.