Rifondare l’Umanesimo: l’uomo dopo il nichilismo tecnocratico

Spegnere i dispositivi un’ora al giorno

L’identità liquida, lo sappiamo bene, è correlata alla difficoltà di spegnere i nostri dispositivi ogni giorno almeno per un po’. La ‘possibilità’ tecnica di essere trovati in ogni momento della giornata è diventata ‘necessità’, al punto che qualcuno vorrebbe essere trovato anche quando nessuno lo cerca: durante la pausa caffè, quando si trova al concerto, o mentre sale su un aereo. 

Sembra quasi che, quando facciamo qualcosa, siamo più interessati a tutto il resto che a quella cosa, che la nostra attenzione sia rivolta più al web che al qui e ora. 

Spegnere i dispositivi per un’ora al giorno sarebbe un ottimo esercizio per tornare nella nostra dimensione: quella della nostra famiglia, dei nostri interessi, della nostra quotidianità (sempre che non sia troppo brutta!).

Frammentazione e vuoto interiore

La società liquida che ci circonda crea identità liquide, che però io preferisco definire frammentate. Non a caso i disturbi mentali e il disagio psichico stanno aumentando a vista d’occhio, e questo perché è difficile convogliare troppi stimoli in una coscienza di sé unitaria e coesa. Lo abbiamo già detto: la globalizzazione ha portato veri vantaggi a pochi, ma disagi a molti, moltissimi. L’esposizione massiva ad un mondo politico, economico e sociale plurale, frastagliato e sovente anzi scisso, non può che creare disagio alla nostra identità individuale. E infatti presi da mille stimoli relativi alla nostra squadra di calcio, (ne siamo informati costantemente) a quello che riguarda il nostro attore preferito, (or ora ha fatto una diretta dal bagno di casa sua mentre la moglie lo pettina) o dalle stories degli amici del mare, ci chiediamo: in questa casa, su questo divano, in questi vestiti c’è qualcuno? O c’è solo un corpo la cui mente è ovunque fuorché su questo divano, in questi vestiti, un corpo di cui soltanto gli occhi si muovono da sinistra a destra di un pezzo di plastica luminoso? Ecco allora l’esigenza di ripartire da un altro modello, da altri presupposti. Perché il nichilismo della tecnica e dell’economia ci lascia davvero come meri consumatori, con l’identità del consumatore come l’unica vera identità che l’esterno è in grado di rinforzarci. E quale può essere il riscatto dal nichilismo se non l’unica cosa di cui abbiamo effettiva certezza, ovvero la nostra esistenza? 

Quando Heidegger si chiedeva ‘perché vi è l’essente e non il nulla?’ dava per scontato che l’essente ci fosse. E anche dell’angoscia non sapeva dare conto di quale effettivo legame avesse con l’essere, intendo dal punto di vista psichico, dal punto di vista della passione (o dell’Amore, direbbe Dante Alighieri) che fa muovere gli uomini. 

Del resto la persona depressa, senza stimoli, è una persona che ha perso la voglia di appassionarsi alle cose, che si tratti di un viaggio, di una cena con gli amici o di una serata allo stadio. 

Ripartire da noi, dall’uomo, ossia fondare un nuovo Umanesimo: questo può essere il riscatto dalla dannazione del nichilismo.  

Rifondare l’Umanesimo 

Nel Quattrocento la (ri)scoperta delle humanae litterae portò alla nascita dell’Umanesimo, ossia a quel processo culturale che mise l’uomo al centro di ogni discussione. Seguo pienamente la lezione di Julia Kristeva, per dire che solo un nuovo umanesimo può rimettere le cose a posto in questa iper frammentazione del soggetto contemporaneo. L’economia, la tecnica, persino l’ambientalismo, tutto può e deve essere ridefinito in termini umanistici. L’uomo deve essere l’origine e il terminale di tutte le attività fatte dall’uomo stesso. La mia non vuole essere una dottrina politica, ci mancherebbe altro, mi limito a definire una prospettiva psicologica, ossia un modo di stare al mondo. Ciascuno di noi è chiamato a fare umanesimo con la sua vita, a mettere al centro anzitutto se stesso come essere umano, con le esigenze e le peculiarità che caratterizzano lui, e perciò non tutti gli altri. 

Da questo punto di vista, come possiamo vedere, si potrebbe ridefinire ogni approccio al disagio psichico. Dai disturbi della condotta alimentare (cosa significa il peso per te? Per te, non per il mondo) all’ansia, alla depressione, ai disturbi del sonno ecc…

E un primo piccolo passo per l’uomo, ma che sarebbe davvero un grande passo per l’umanità, potrebbe essere quello di spegnere i nostri dispositivi almeno per un’ora tutti i giorni. In questo modo cominceremmo finalmente a mettere noi stessi, la nostra famiglia, la nostra quotidianità (sempre che non sia troppo brutta!) al centro di tutte le nostre attenzioni.